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Eusebio 
Il cammello che cammina nella nebbia
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Ho ancora la fattura.
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Diario | Racconti dalla rete |
 
Diario
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20 gennaio 2004

E' morto Tom, eroe della pace

Il 13 gennaio, dopo un coma durato otto mesi, e' morto Tom Hurndall, il pacifista britannico colpito alla testa dall'esercito israeliano l'11 aprile scorso, mentre tentava di proteggere alcuni bambini palestinesi nel campo profughi di Rafah, nella Striscia di Gaza. L'unica arma di Tom era la sua macchina fotografica. Per ricordare questo ragazzo e le ragioni che lo hanno portato a mettere in gioco la sua stessa vita, PeaceLink ha tradotto in italiano un discorso pubblico di Jocelyn Hurndall, madre di Tom.
http://italy.peacelink.org/editoriale/


 




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20 gennaio 2004

Mumbai: fuori dal mondo

Il Forum Social Mondiale è in corso a Mumbai. La plenaria di apertura ha visto fra i principali interventi Arundhati Roy (India), Shabana Azmi (India), Shirin Ebadi (Iran) and Mustafa Barghouti (Palestina) davanti a una folla imponente. [foto | video].
Dall'altro lato della strada rispetto al WSF c'è Mumbai Resistance, organizzata dal settore maoista del Partito Comunista Indiano, che reclamano una presa di posizione piu' forte contro l'imperialismo, rispetto al WSF.
Si è aperto un dibattito con argomentazioni a favore e contro i due forum. Gli organizzatori da parte loro hanno chiesto unità.
Report: 1 | 2 | 3 | 4 | Un'altra comunicazione è possibile
Aggiornamenti e copertura anche su india.indymedia.org




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28 dicembre 2003

L'America Latina e la nostalgia d'Europa

Carlos Fuentes
Un deputato socialista europeo ha recentemente paragonato la costruzione dell'Europa a quella dei grandi emblemi della civiltà europea: le cattedrali. Per erigere una cattedrale si impiegano decenni, o a volte secoli. continua




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23 dicembre 2003

Lettere dalle truppe...

di Michael Moore - Traduzione di Silvia Nerini per Nuovi Mondi Media

Cari amici, con l'avvicinarsi delle feste ho pensato parecchio ai nostri ragazzi che prestano servizio nelle forze armate in Iraq. Ho ricevuto centinaia di lettere dalle nostre truppe in Iraq - e quello che mi raccontano è molto diverso da ciò che vediamo al telegiornale della sera.

Ciò che mi dicono, spesso in modo eloquente e con parole strazianti, è che gli hanno mentito - e che questa guerra non ha niente a che vedere con la sicurezza degli Stati Uniti d'America.

Ho risposto per iscritto e ho parlato al telefono con molti di loro, e ad alcuni ho chiesto se potevo pubblicare le loro lettere nel mio sito web e loro mi hanno detto di sì. Lo fanno a loro rischio personale (dato che potrebbero dover affrontare provvedimenti disciplinari per aver esercitato il loro diritto di libertà di parola) e gli sono molto grato per il coraggio che dimostrano. continua




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23 dicembre 2003

L'AIDS di Bush

Di Naomi Klein* – tratto da «Internazionale» nr.509 – 10 ottobre 2003

Si pensava che la lotta all’Aids dovesse mostrare il lato più morbido di George W. Bush. «Di rado la storia ha offerto un’occasione migliore di fare così tanto per così tante persone», ha detto a gennaio nel suo discorso sullo stato dell’Unione. Da allora ci ha ripensato, decidendo invece di offrire altre ghiotte occasioni ai soliti, pochi privilegiati. Prima ha affidato la guida del progetto Global Aids a un boss dell’industria farmaceutica, poi si è rimangiato la promessa di concedere tre miliardi di dollari per la lotta contro l’aids, e ora potrebbe sabotare un piano per inviare farmaci a basso costo ai paesi devastati dalla malattia.
In agosto l’Organizzazione mondiale del commercio ha annunciato un nuovo accordo sui brevetti farmaceutici che in teoria avrebbe dovuto dare ai paesi poveri il diritto di importare farmaci generici. Ma gli Stati Uniti sono riusciti a imporre tante di quelle condizioni che l’accordo, da una semplice dichiarazione di 52 parole, è diventato un guazzabuglio di 3200 parole, piene di ostacoli e forche caudiche. E’ forse per questo che Harvey Bale – direttore generale della Federazione internazionale delle associazioni dei produttori farmaceutici – che si era opposto all’accordo, ha detto alla Reuters che i nuovi emendamenti hanno prodotto un «testo abbastanza equilibrato» che «fa chiarezza». continua




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14 dicembre 2003

Una revisione per la banca mondiale

Articolo apparso su Manifesto del 12 dicembre, di Paola Desai


La Banca Mondiale farebbe meglio a rivedere il suo impegno nell'industria dell'estrazione di risorse naturali - petrolio, carbone, miniere varie. A dirlo è un rapporto indipendente commissionato dal presidente della Banca Mondiale stessa e presentato ieri a Lisbona. Non è la prima volta che la Banca incarica esperti esterni, cioè indipendenti, di esaminare uno dei suoi settori di attività - si pensi alla Commissione mondiale sulle Dighe, che aveva poi espresso critiche molto drastiche sui costi sociali e umani delle grandi dighe. Ora, settore estrattivo significa alcune tra le attività su cui si concentrano enormi investimenti su scala mondiale, e che occupano un posto di rilievo nel portafoglio della stessa Banca Mondiale. L'ultimo esempio é quello dell'oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, che trasferirà petrolio dall'Azerbaijan alla costa mediterranea della Turchia attraverso la Georgia: la International Finance Corporation (Ifc), organismo finanziario della Banca Mondiale, ha deciso il mese scorso di sostenerlo con un prestito di 125 milioni di dollari. In Cina la Banca mondiale sta finanziando con i suoi crediti lo sviluppo e ristrutturazione dell'estrazione di gas nella provincia di Sichuan. In Africa ha sostenuto e finanziato il progetto Ciad-Camerun, con l'apertura di 300 pozzi petroliferi nel Ciad meridionale e la costruzione di un oleodotto che arriva all'oceano Atlantico sulla costa del Camerun, 1.100 chilometri più lontano. Il punto è che il mandato istituzionale della Banca è in teoria promuovere «la lotta alla povertà e lo sviluppo sostenibile»: Dunque la commissione istituita nel luglio del 2001 ha avuto il mandato di esaminare i vari progetti finanziati dalla Banca Mondiale, valutarne gli impatti negativi e decidere se quegli oleodotti, pozzi e miniere sono compatibili con la lotta alla povertà e lo sviluppo sostenibile.

La «Extractive Industry Review» è giunta a conclusioni stupefacenti, e molto gradite alle organizzazioni non governative impegnate a monitorare e criticare le politiche della Banca. Il gruppo di esperti è diretto da Emil Salim, ex ministro dell'ambiente in Indonesia. Per quanto abbia avuto pochi mezzi per lavorare, ha commmissionato sei progetti di ricerca, visitato quattro progetti, e tenuto una serie di consultazioni informali con le parti in causa - che vanno dai governi alle organizzazioni non governative, organizzazioni di popoli indigeni o delle comunità direttamente toccate dai progetti petroliferi e minerari, sindacati, industria, accadenici. Ha concluso che l'industria estrattiva può contribuire a vincere la povertà e avviare uno sviluppo sostenibile a tre condizioni: che le politiche pubbliche e delle aziende siano pianificate in modo consono e verificabile, che siano rafforzate le politiche sociali e ambientali, e che siano rispettati i diritti umani. Certo, suonano come semplici dichiarazioni di principio: ma ne discende che secondo la Extractive Industry Review i progetti petroliferi vanno soggetti alla consultazione delle comunità locali che ne subiscono in qualche modo le conseguenze, e che queste comunità - spesso si tratta di gruppi indigeni, come nelle foreste amazzoniche - devono poter esprimere un consenso libero, previo e informato. In ogni caso dovrebbe essere vietato il reinsediamento forzato delle popolazioni indigene. Sono importanti poi i riferimenti ai diritti umani: la commissione diretta da Salim raccomanda che siano un criterio sempre presente nelle politiche della Banca Mondiale, in ogni decisione di finanziamento e anche negli «aggiustamenti strutturali».

Sulla base di questi criteri, la Extractive Industry Review arriva a consigliare una moratoria sui progetti di estrazione del carbone, e la progressiva riduzione di quelli relativi al petrolio fino al termine finale nel 2008. Presentato ieri, il rapporto sull'industria estrattiva sarà discusso oggi e domani a Lisbona,: e la discussione si annuncia vivace.




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14 dicembre 2003

Il correttore di bozzi

Non tutti gli storici sono concordi nel collocare e definire quel grande periodo storico caratterizzato da grandi innovazioni e scoperte, da un’effervescenza culturale e religiosa, dall’evolversi dei grandi ideali di libertà e di umanesimo e dall’improvviso apparire del gene mutante del logorroismo.


Il noto medievalista Juan Antonio Pedro Cervantes del Castello y del Amarillo Caustico, ritiene che così come esistono l’Alto Medioevo ed il Basso Medioevo debba esistere anche il Medio Medioevo, nella forma bizantino-latina abbreviato in Mdue0, curiosamente simile alla formula chimica del mosto. Pertanto, prosegue il nostro, si dovrà considerare il periodo immediatamente precedente il Previoevo e quello successivo il Dopoevo.


Ma se così fosse, sostiene il suo acerrimo antagonista Michel Gaston Lapalisse de la Culotte de Pompadour, “savebbe del tutto inutile considevave pvecuvsove dell’Illuminismo l’Oscurantismo, poiché è evidente che conseguenza di ciò savebbe l’avvento della Societè de l’Enevgie Eletrique.”


“Non è azzolutamente concepipile, tuona il massiccio professor Gerard Otto Kruger von Kartoffeln di Rathausen, zono convinto che…” ma come sempre non gli si dà credito e gli viene tolta arbitrariamente la parola prima che prosegua.


Per dare tuttavia un nome, una paternità ed un codice fiscale a questo immenso periodo storico, in linea con la classificazione del Codice di Wursteltal, l’insigne cattedratico dell’università di Bagonza e rampollo di una famosa famiglia di norcini bavaresi, definiremo in via del tutto arbitraria questo periodo il Quelloevo.


Periodo di grandi scoperte, prima tra tutte la scoperta della lettera A, che aprì nuovi grandi orizzonti semantici e che fu particolarmente apprezzata a Roma per la socialità del suo utilizzo.


Si scoprì l’acqua calda per ovviare alle ovvietà, si inventò il panino imbottito per mangiare più comodi, il cugino ortopedico per non pagare le visite, la gomma americana, che però, non essendo ancora stata scoperta l’America, venne chiamata “cicles” (dal latino ciclo, cicles, ciclavi, ciclatum, ciclere, ossia “masticare la gomma americana”).


Si percorsero le vie verso occidente, verso oriente, verso settentrione e verso meridione; la tangenziale non fu solo proprietà di pochi matematici, ci si perse assai, ci si ritrovò anche. Si scoprì il Catai, che tutti pensavano lontano, lontano assai, ed invece era nei quartieri spagnoli di Napoli. Elzeviro Polo, proprietario di una fabbrica di maglie alla menta, scrisse il Milione, sotto pseudonimo per evitare controlli: venne però scoperto e patteggiò uno sconto fiscale.

 

L’arte ebbe altissimi momenti di lirismo, come non ricordare la tragedia di Ifigonia e lo splendido “Mille per una notte”.


Era fervida la “disputatio filosofica”: Giordano Bruno perse ai punti ed orgogliosamente, ma mestamente, si avviò verso il suo tragico destino, ceduto alla Lazio dove rimase fino alla morte.


Come non citare le dispute tra Guerci e Pisellini, che si conclusero solo con il Concilio di Bagnacavallo, in cui si ratificò anche la nascita del movimento dei Fanculotti (dal francese fancul, ovvero danzare sulle punte in presenza di cocci di vetro).


Venne promulgata la bolla “Nullo limite pejus habet”, nascevano nuovi ordini religiosi, come i domenicani, chiamati così per l’abitudine di far bisboccia il sabato sera in osteria con penitenza il mattino dopo; le carmelitane, che dopo una visione cedettero l’abbazia di Valleverde agli Arcangeli, e divennero carmelitane scalze.


Tra i tanti mestieri che simboleggiarono questo grande periodo storico, non possiamo tralasciare i gomitolai, i trombolieri, i pasticcanti, i contascorie, i cavapelle, i bofonchianti, i tagliascarpe.


Ma il mestiere emblematico di quel periodo fu senz’altro il correttore di bozzi.


La leggenda narra che il capostipite e fondatore di quest’indispensabile e originale forma di artigianato fosse un ex banchiere tedesco, ormai in pensione, che cadendo rovinosamente per strada si procurò tante di quelle ammaccature da doversene stare a letto per un bel po’ di tempo.


Fu così che, inizialmente senza farci caso, cominciò a spingere, a spostare, a modellare tutte le parti livide del corpo, creando sulle sue braccia, sulle gambe, sul torace disegni e geometrie che piano piano iniziarono a somigliare a colline, poi a paesaggi, a profili di donna, a oggetti di uso comune.


Divenne una mania, cercò di perfezionarne lo stile, studiò a fondo, applicandosi; si fece nuovi lividi con l’aiuto del matterello e della sua fida governante Anneliese. Riprodusse i sette colli di Roma, poi le dune costiere dello natio Schleswig Holstein, la valle dei Templi; una matterellata nel punto che interseca il deambulare ed il digerire gli fu fatale, morì senza aver potuto realizzare il suo massimo sogno, la catena delle Alpi.


Leggende a parte, il correttore di bozzi era molto ricercato all’epoca; occasioni di lividi a basso costo erano frequenti e il migliorarsi nell’aspetto era, seppur edonistico, a volte necessario.


Così si poteva, per una discreta somma di denaro, trasformare i propri bozzi in piacevoli rilievi cutanei che davano un tocco distintivo e personale a chi li esibiva.


Fu all’inizio una forma artigianale, poi si trasformò in una vera e propria espressione artistica: riproduzioni di capolavori dell’epoca e del passato, cartografie in rilievo delle località di vacanza, l’effige del consorte o dell’amante, scene di caccia e modelli in scala di cattedrali.


Poi l’interesse scemò, il giro di affari decrebbe, i figli non seguirono le orme dei padri, il mestiere divenne un vago e fumoso ricordo, vivo solamente in qualche raro, anziano correttore di provincia; se ne perse la memoria.


Anche il Quelloevo finì, improvvisamente come era iniziato, circa tre minuti prima, e con esso tutto il fermento socio-culturale che aveva generato. Citando Carmelo Tirabucchi Veste di Garonzo: “Possiamo paragonare il Quelloevo a …”: ma di lui non si è saputo più nulla.


 



 



 



 




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10 dicembre 2003

Raiot, l'ultima censura

Chiude definitivamente i battenti Raiot , il programma di satira di Sabina Guzzanti che con una sola puntata ha fatto saltare i nervi al centrodestra. E' la goccia che fa traboccare un vaso già colmo e fa scoppiare la guerra aperta tra Lucia Annunziata, presidente del cda, e Flavio Cattaneo, direttore generale. E' stato proprio Cattaneo ad annuciare ieri al cda che la Studio Uno, società produttrice del programma, aveva rifiutato la mediazione partorita, con travagli inimmaginabili, dal consigliere Marcello Veneziani. La conseguenza sembra inevitabile. La stessa Studio Uno conferma la possibilità di «una rescissione consensuale del contratto» e il consigliere Giorgio Rumi, più drastico, la dà per già fatta: «Non si è trovato un accordo. La cosa si è dunque esaurita con la separazione consensuale». «Separazione consensuale come con Biagi», commenterà caustico il diessino Antonello Falomi qualche ora dopo. Secondo la proposta Veneziani, la direzione generale della Rai, per mettersi al riparto da eventuali azioni legali, avrebbe dovuto visionare il programma puntata per puntata (e non tutte insieme come chiedevano tre consiglieri su cinque). Però lo avrebbe dovuto fare con una settimana di anticipo sulla messa in onda. Una soluzione capestro, che avrebbe strangolato la possibilità di fare satira sulla stretta attualità, come era nelle intenzioni originarie di Raiot, e che né la Studio Uno né la Guzzanti avrebbero mai potuto accettare.  continua




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5 dicembre 2003

Chiapas: La guerra delle formiche

Ponte non solo geografico tra gli Stati Uniti e l'America Centrale, tra l'Occidente e il Terzo Mondo, laboratorio di rivoluzioni e di miracoli economici, il Messico é un paese complesso, multiforme e contraddittorio. Verso la fine del 1993, il dibattito politico nazionale girava attorno alle vicine elezioni presidenziali ed all'entrata in vigore del trattato di libero commercio (NAFTA, secondo la sigla in inglese) con gli Stati Uniti e il Canada. Malgrado gli ammonimenti dell'opposizione, l'ambizioso programma di privatizzazioni, di apertura economica, di controllo dell'inflazione e di ristrutturazione del debito estero stava funzionando. Nei circoli di governo e nel Partido Revolucionario Institucional (PRI) - ininterrottamente al potere dagli anni venti - regnava un mal celato ottimismo. Il prestigio del presidente Carlos Salinas De Gortari come riformatore efficace era alle stelle e né il candidato di destra, Diego Fernandez de Ceballos, né quello di sinistra, Cuauhtémoc Cardenas sembravano causare problemi a Luis Donaldo Colosio, amico e probabile successore di Salinas.  continua




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4 dicembre 2003

Lettera dal Chiapas

Marcos a Veltroni
SUBCOMANDANTE MARCOS
Signori Achille Serra, prefetto di Roma, Walter Veltroni e Pierluigi Cipolla, sostituto procuratore della repubblica, mi rivolgo alle Signorie Vostre per invitarle ai festeggiamenti che si terranno a Roma per i 20 anni dalla nascita dell'Ezln e per i 10 anni dall'insurrezione del primo gennaio 1994. Questo che Le invio è un invito formale e mi scuseranno se l'ordine non corrisponde al ruolo dei diversi poteri ma non sono ben informato sui conflitti tra il potere esecutivo e quello giudiziario nel vostro paese. Spero che il signor Cipolla non me ne vorrà per averlo citato per ultimo ma ho creduto che, girando voce che i giudici italiani siano tutti comunisti, in quella posizione Lei si sentisse più a suo agio visto che, come tutti sanno, i comunisti erano soliti schierarsi proprio da quella parte. Né spero si offenderà il signor Veltroni per averlo collocato nel mezzo, in quanto non volevo con questo sottolineare l'imbarazzo della sua attuale posizione ma soltanto porlo appena dopo il signor Serra che, come tutti sanno, porta il peso di una responsabilità assai gravosa ed è fedele esecutore di un potere più grande di quello cittadino.SEGUE A PAGINA 16

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